Twitter è stato il precursore, e per questo è diventato l'icona del microblogging sociale.
Ora troviamo innumerevoli cloni e rivisitazioni del concetto, ma il succo non cambia: messaggi lanciati in una bottiglia che può ospitare un massimo di 140 caratteri.
Vengono chiamati "aggiornamenti di stato".
Il 90% dei messaggi postati su twitter sono, in apparenza, di una banalità disarmante. Ne siete convinti?
Provate a collegarvi per qualche minuto a twittervision e vedrete comparire messaggi del tipo: "Marco: Sono al bar con Danilo....", "Stefano: Vedo una bella bionda passare dalla finestra del mio ufficio...", "Maggie: Ufff... riunione col boss!!!", ecc...
Vi interessano? Probabilmente no.
Il fatto è che Marco, Danilo, Stefano e Maggie non sono vostri amici.
Tuttavia, se lo fossero, non la pensereste allo stesso modo.
Essere informati su cosa stanno facendo, o hanno fatto, i vostri amici vi da la senzazione di essergli vicini. E come se loro vi stessero sussurrando: "Che giornata orribile, magari chiamami nella pausa pranzo che ho voglia di sfogarmi un po'...", "Oggi potrei affrontare qualsiasi cosa, se vuoi sfogarti chiamami pure...", "Non ci sono per nessuno...", "Vacanze grandiose, non vedo l'ora di parlartene...".
Gli aggiornamenti di stato delle persone che ci stanno a cuore vengono metabolizzati e rielaborati dal nostro inconscio, lasciandoci delle ...