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	<title>Smartfeeling &#187; featured</title>
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		<title>Connection Technologies sempre piu&#8217; flessibili.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
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Portare le nuove &#8220;ConnectTech&#8221; (o Social Media) all&#8217;interno dell&#8217;azienda non è cosa facile.
Molti concetti che fanno il successo del Web 2.0 (condivisione, user generated contents, profilo pubblico) sembrano stridere se nominati ad alta voce all&#8217;interno dei corridoi aziendali.
Una cosa è certa, l&#8217;Enterprise 2.0 non è il Web 2.0. Perciò non c&#8217;è da meravigliarsi se molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2010%2F02%2Fconnection-technologies-sempre-piu-flessibili%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a title="BEEing" href="http://www.smartfeeling.org/beeing/2010/02/18/la-flessibilita-di-beeing/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-486" title="BEEing: tecnologia flessibile" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/flexible2.png" alt="BEEing: tecnologia flessibile" width="343" height="324" /></a></p>
<p>Portare le nuove &#8220;ConnectTech&#8221; (o Social Media) all&#8217;interno dell&#8217;azienda non è cosa facile.<br />
Molti concetti che fanno il successo del Web 2.0 (condivisione, user generated contents, profilo pubblico) sembrano stridere se nominati ad alta voce all&#8217;interno dei corridoi aziendali.</p>
<p>Una cosa è certa, l&#8217;Enterprise 2.0 non è il Web 2.0. Perciò non c&#8217;è da meravigliarsi se molti progetti partono con grandi idee ed obiettivi ambiziosi e finiscono poi con il ritrovarsi intrappolati tra le maglie della rete aziendale fatta di procedure scritte e prassi consolidate.</p>
<p>Gli strumenti &#8220;sociali&#8221; da applicare all&#8217;interno di un&#8217;azienda devono essere <strong>molto piu&#8217; flessibili e personalizzabili</strong> (e controllabili) di quelli che potremmo applicare tranquillamente al di fuori dei cancelli aziendali.</p>
<p>Questi i presupposti da cui sono partiti gli sviluppatori del primo framework Italiano orientato allo sviluppo di soluzioni Enterprise 2.0: <a title="BEEing" href="http://www.smartfeeling.org/beeing/2010/02/18/la-flessibilita-di-beeing/" target="_blank">BEEing</a>.</p>
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		<title>BEEing: Quando il Web 2.0 diventa Open Source</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/10/beeing-quando-il-web-2-0-diventa-open-source/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/10/beeing-quando-il-web-2-0-diventa-open-source/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 06:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
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E&#8217; un giovane progetto Open Source completamente &#8220;Made in Italy&#8220;.
Si chiama BEEing ed ha a che fare con gli alveari, il miele e l&#8217;operosità delle api.
L&#8217;idea del team di sviluppo è quella di fornire alla community una piattaforma per lo sviluppo di soluzioni Enterprise basate sulla filosofia portante dei Social Media. Soluzioni Enterprise 2.0, extranet ed intranet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F10%2Fbeeing-quando-il-web-2-0-diventa-open-source%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F10%2Fbeeing-quando-il-web-2-0-diventa-open-source%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a title="BEEing - Web 2.0 Open Source" href="http://www.smartfeeling.org/beeing" target="_blank"><img class="size-full wp-image-374 alignnone" title="BEEing" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/BEEingAni1.gif" alt="BEEing" width="300" height="250" /></a></p>
<p>E&#8217; un giovane progetto <strong>Open Source</strong> completamente &#8220;<strong><em>Made in Italy</em></strong>&#8220;.<br />
Si chiama <strong><a title="BEEing - Enterprise 2.0 Open Source" href="http://www.smartfeeling.org/beeing" target="_blank">BEEing </a></strong>ed ha a che fare con gli alveari, il miele e l&#8217;operosità delle api.</p>
<p>L&#8217;idea del team di sviluppo è quella di fornire alla community una piattaforma per lo sviluppo di soluzioni Enterprise basate sulla filosofia portante dei Social Media. Soluzioni Enterprise 2.0, extranet ed intranet aziendali, portali B2B e Social Network aziendali sono i progetti che possiamo implementare grazie a BEEing.</p>
<p>Benchè BEEing non nasca come applicazione pronta all&#8217;uso, ma come una base su cui costruire una soluzione ad-hoc o integrare soluzioni esistenti, grazie ai moduli integrati al &#8220;CORE&#8221; BEEing stà assumento sempre piu&#8217; la connotazione di un&#8217;applicazione utilizzabile stand-alone. Infatti, i vari plug-in inclusi (wiki, blog, datastore, ecc..) consentiranno nel tempo un&#8217;utilizzo di BEEing anche come applicativo vero e proprio.</p>
<p>L&#8217;<strong>architettura</strong> del sistema è estremamente <strong>modulare </strong>e basata su una logica di integrazione a <strong>plug-in</strong>. Al modulo base è possibile agganciare plug-in in grado di estendere o sovrascrivere qualsiasi modulo esistente. I plug-in sono infatti in grado di effettuare il deploy di nuove logiche applicative, nuovi database, nuovi temi grafici o nuove maschere di interfaccia utente, così come <strong>widgets </strong>o componenti.</p>
<p>Il <strong>modulo base</strong> fornisce la gestione degli utenti, l&#8217;integrazione con LDAP, la gestione dei ruoli, la gestione e la definizione delle aree visibili in funzione dei ruoli, la gestione del profilo utente, una serie di template per il wiki, il blog, la gestione delle lingue e della localizzazione di tutte le maschere, la dashboard utente personalizzabile, una serie di widgets, la gestione dei parametri di configurazione dell&#8217;ambiente ed un datastore compatibile con le specifiche JSR-00170.</p>
<p>Tutti i moduli distribuiti sono <strong>multi-lingua</strong>, ogni maschera è cioè traducibile in qualsiasi lingua e così pure le informazioni contenute in esse. Per esempio sia il blog che il wiki possono ospitare post o sezioni nelle varie lingue. Gli utenti possono sfogliare i contenuti nella loro lingua madre o nella lingua che l&#8217;amministratore di sistema ha definito come lingua di sistema.</p>
<h2>Lo stato del progetto</h2>
<p>Il progetto è appena uscito, dopo due anni di sviluppo ed implementazioni, dalla fase Alpha. Inizia ora la fase Beta, che fornirà alla piattaforma nuove funzionalità di condivisione, gestione personalizzata ed archiviazione delle informazioni. Inoltre verranno implementati i &#8220;connector&#8221; per i principali Social Networks e l&#8217;integrazione con le svariate API offerte da Google.</p>
<p>Sono in cantiere anche alcuni plug-in verticali, come il modulo di &#8220;Configurazione Prodotto&#8221;, il modulo &#8220;CRM&#8221; ed il modulo &#8220;Social Media Meter&#8221; per la promozione e la gestione di campagne Marketing basata sull&#8217;utilizzo dei Social Media.</p>
<h2>Lo stato del sito e della documentazione</h2>
<p>Il sito di <a href="http://www.smartfeeling.org/beeing" target="_blank">BEEing </a>(http://www.smartfeeling.org/beeing) è invece ancora in fase Alpha, così come la documentazione.<br />
Per ora è disponibile solo la versione italiana con un paio di pagine introduttive.<br />
Iscrivetevi alla mailing list se volete rimanere sempre informati sull&#8217;andamento della documentazione e del progetto.</p>
<p>Il codice sorgente è invece ben documentato e commentato, ma per consultarlo dovete munirvi di un IDE per lo sviluppo in Java (es: Netbeans).</p>
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		<item>
		<title>Come posso utilizzare i social media per il mio business?</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/08/come-posso-utilizzare-i-social-media-per-il-mio-business/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/08/come-posso-utilizzare-i-social-media-per-il-mio-business/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 15:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Twitter, i Blog, Il Social Bookmarking, il Podcasting, i Video, le Community di clienti, i mondi virtuali ed i Social Networks possono essere strumenti veramente efficaci per la crescita del nostro business.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F08%2Fcome-posso-utilizzare-i-social-media-per-il-mio-business%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F08%2Fcome-posso-utilizzare-i-social-media-per-il-mio-business%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a title="Flickr Map" href="http://www.flickr.com/photos/smartfeeling/3871058476/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-304" title="the business socialmedia map" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/thumb_the_business_socialmedia_map.png" alt="thumb_the_business_socialmedia_map" width="397" height="324" /></a></p>
<p>A cosa possa servire Twitter ho risposto da un paio di post.<br />
Tuttavia un progetto che preveda il raggiungimento di obiettivi nel campo del &#8220;Social Media Marketing&#8221;, non può avvalersi delle forze di un solo strumento.</p>
<p>Eccomi allora con una nuova mappa, che estende i concetti sfiorati con la mappa &#8220;<a title="Ma a che serve Twitter?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=288" target="_blank">Ma a che serve Twitter?</a>&#8220;.<br />
Questa volta però ho voluto includere un ventaglio piu&#8217; ampio di strumenti (microblogging, blog, podcast, video, social network, forum, customer review, presentation) ed incrociarli con alcuni ipotetici obiettivi di business.<br />
Ecco la tabella che riassume schematicamente i concetti illustrati nella mappa &#8220;The Business Social Media Map&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/socialmediagoals_table.png"><img class="alignnone size-full wp-image-305" title="socialmediagoals_table" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/socialmediagoals_table.png" alt="socialmediagoals_table" width="463" height="320" /></a></p>
<p>Ed ecco il risultato tradotto in una mappa concettuale:</p>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/small_the_business_socialmedia_map4.png"><img class="alignnone size-full wp-image-306" title="the business socialmedia map " src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/small_the_business_socialmedia_map4.png" alt="the business socialmedia map " width="461" height="259" /></a></p>
<p>Chiunque voglia aiutarmi a completarla è, come sempre, il benvenuto.</p>
<p>Ho realizzato quattro diverse versioni (si differenziano solo per lo sfondo) che potrete utilizzare a vostro piacimento come sfondo per il desktop, nei vostri blog o nelle vostre presentazioni.<br />
Il formato utilizzato è il PNG con le dimensioni 1920&#215;1080.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.smartfeeling.org/downloads/the_business_socialmedia_map.png" target="_blank"> &#8220;The Business Social Media Map&#8221; &#8211; Versione base</a></li>
<li><a href="http://www.smartfeeling.org/downloads/the_business_socialmedia_map2.png" target="_blank">&#8220;The Business Social Media Map&#8221; &#8211; Sfondo tecnico</a></li>
<li><a href="http://www.smartfeeling.org/downloads/the_business_socialmedia_map3.png" target="_blank">&#8220;The Business Social Media Map&#8221; &#8211; Sfondo romantico (natura)</a></li>
<li><a href="http://www.smartfeeling.org/downloads/the_business_socialmedia_map4.png" target="_blank">&#8220;The Business Social Media Map&#8221; &#8211; Sfondo romantico (stazione)</a></li>
<li><a href="http://www.smartfeeling.org/downloads/the_business_socialmedia_map.zip" target="_blank">&#8220;The Business Social Media Map&#8221; &#8211; ZIP con tutte le immagini</a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Ma a che serve Twitter?</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/07/ma-a-che-serve-twitter/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/07/ma-a-che-serve-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 17:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[A cosa serve Twitter? Cosa posso fare con soli 140 caratteri?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F07%2Fma-a-che-serve-twitter%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F07%2Fma-a-che-serve-twitter%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a title="Ma a che serve Twitter?" href="http://www.smartfeeling.org/downloads/Cosa_puoi_fare_con_twitter_medium.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-290" title="Twitter_serve" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/Twitter_serve.png" alt="Twitter_serve" width="369" height="341" /><br />
</a><br />
Recentemente mi è capitato di sentirmi porre proprio questa domanda: <strong>ma a che serve Twitter?</strong><br />
Ho tentato di rispondere con questa mappa concettuale, che mi rendo conto essere solamente abbozzata e forse neppure troppo esaustiva.<br />
Nei prossimi giorni, mi riprometto di approfondire i concetti e di proporli con una serie di slides un po&#8217; piu&#8217; esplicative.</p>
<p>Twitter è uno strumento ancora poco conosciuto e molto &#8220;sotto-utilizzato&#8221; , ma estremamente potente.<br />
Possiamo utilizzarlo per:</p>
<ul>
<li>Raccogliere informazioni</li>
<li>Fornire informazioni</li>
<li>Aiutare i nostri clienti</li>
<li>Farci aiutare dai nostri clienti</li>
<li>Pubbliche Relazioni</li>
<li>Costruire un marchio</li>
<li>Monitorare la reputazione di un marchio</li>
<li>Incrementare la reputazione di un marchio</li>
<li>Monitorare la reputazione del marchio della concorrenza</li>
<li>Incrementare il traffico del nostro sito web (blog o altro)</li>
<li>Seguire task e progetti con team distribuiti</li>
<li>Formare un team distribuito</li>
<li>Cercare esperti</li>
<li>Reclutare personale</li>
<li>Reclutare clienti</li>
</ul>
<p>E le possibilità continuano. Ogni giorno scopro nuovi utilizzi ed utilizzatori sempre piu&#8217; creativi.<br />
Personalmente sto trovando molto vantaggioso l&#8217;utilizzo di Twitter per svolgere una parte delle attività di project management e di bug tracking.</p>
<p><strong>Ma allora stai gestendo informazioni riservate in pubblico?</strong><br />
Certo che no! E&#8217; possibile rendere i propri tweet riservati ed accessibili solo ad utenti autorizzati.<br />
E&#8217; molto semplice, basta configurare il proprio account (seleziona &#8220;Settings&#8221;):</p>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/Twitter_protect.png"><img class="alignnone size-full wp-image-293" title="Twitter_protect" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/Twitter_protect.png" alt="Twitter_protect" width="413" height="83" /></a></p>
<p><strong>Ma allora rinunci al tuo account pubblico?</strong><br />
Certo che no! Twitter non vi farà certo storie se decidete di aprire piu&#8217; di un account. Apritene uno dedicato alla comunicazione con il  vostro team.</p>
<p>Allora, che ne pensate di questa mappa?<br />
Potete aiutarmi a migliorarla ed ampliarla con nuovi concetti e suggerimenti?<br />
L&#8217;ho pubblicata nella <a title="Le mappe concettuali" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=62" target="_blank">cartella pubblica di Smartfeeling</a>, sul server di CMap alla voce &#8220;Social Media&#8221;.</p>
<p>Per chi ancora non si fosse convertito all&#8217;uso delle mappe concettuali, lascio anche i links al file JPG:<br />
<a title="A cosa serve Twitter?" href="http://www.smartfeeling.org/downloads/Cosa_puoi_fare_con_twitter_full.jpg" target="_blank">[A cosa serve Twitter?] Formato grande (2Mb)</a><br />
<a title="A cosa serve Twitter?" href="http://www.smartfeeling.org/downloads/Cosa_puoi_fare_con_twitter_medium.jpg" target="_blank">[A cosa serve Twitter?] Formato medio (400Kb)</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sei su un Social Network? Ecco come ti rubo l&#8217;account!</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/06/sei-su-un-social-network-ecco-come-ti-rubo-laccount/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/06/sei-su-un-social-network-ecco-come-ti-rubo-laccount/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 06:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		

Esistono tecniche particolari non basate su interventi software (alcune tecniche basate su software sono: sniffing, password cracking, keylogging, exploit, spoofing, fishing, DoS, ecc..) per sottrarci informazioni utili che consentano a qualche malintenzionato di appropriarsi di un nostro account, per esempio su facebook. Queste tecniche rientrano sotto il nome di &#8220;Ingegneria Sociale&#8221; o &#8220;Social Engineering&#8221;.
Tuttavia le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F06%2Fsei-su-un-social-network-ecco-come-ti-rubo-laccount%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F06%2Fsei-su-un-social-network-ecco-come-ti-rubo-laccount%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/password_crack.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-263" title="password_crack" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/password_crack-300x267.png" alt="password_crack" width="300" height="267" /></a></p>
<p>Esistono tecniche particolari non basate su interventi software (alcune tecniche basate su software sono: sniffing, password cracking, keylogging, exploit, spoofing, fishing, DoS, ecc..) per sottrarci informazioni utili che consentano a qualche malintenzionato di appropriarsi di un nostro account, per esempio su facebook. Queste tecniche rientrano sotto il nome di <a title="Ingegneria Sociale (WIKIPEDIA)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ingegneria_sociale" target="_blank">&#8220;Ingegneria Sociale&#8221; o &#8220;Social Engineering&#8221;</a>.</p>
<p>Tuttavia le nostre cattive abitudini nella generazione delle password può togliere il piacere a qualsiasi cracker di cimentarsi in qualsivoglia delle procedure sopracitate.<br />
Ecco alcuni esempi da non imitare:</p>
<ul>
<li>Utilizzare come password la propria data di nascita</li>
<li>Utilizzare come password il proprio nome o cognome</li>
<li>Utilizzare come password il proprio nome utente</li>
<li>Utilizzare come password il nome del/la partner</li>
<li>Utilizzare frasi come &#8220;io&#8221;, &#8220;me&#8221; (quando il sistema non preveda una lunghezza minima)</li>
<li>Utilizzare il nome del proprio animale domestico</li>
</ul>
<p>Molte di queste informazioni sono informazioni personali e non dovrebbero essere di pubblico dominio, vero? Tuttavia se siete iscritti a Facebook o qualsiasi altro Social Network, o utilizzate Skype, Messenger, banche dati pubbliche, ecc.., molto probabilmente chiunque può facilmente accedervi.</p>
<p>Per questo motivo è molto importante generare password casuali che comprendano numeri, lettere e simboli. Password di questo tipo rendono la vita dei malintenzionati molto ma molto difficile.<br />
Purtroppo una password come &#8220;\|khdtb547&#8242;ìà&#8221; è difficilmente memorizzabile.</p>
<h2>Come creare password complesse ma facilmente memorizzabili.</h2>
<p>Una tecnica che personalmente trovo di grande aiuto è quella di ricorrere al layout della tastiera (cliccare sulla tastiera per ingrandire l&#8217;immagine).<br />
<a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-265" title="keyboard_1" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_1-300x87.png" alt="keyboard_1" width="300" height="87" /></a></p>
<p>La password -pl,0okm può essere molto semplice da memorizzare se la generiamo tenendo come punto di riferimento il layout della nostra tastiera.<br />
Ecco come è stata generata questa password:<br />
<a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-266" title="keyboard_2" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_2.png" alt="keyboard_2" width="425" height="123" /></a></p>
<p>Come ultimo consiglio vi dò quello di non utilizzare sempre lo stesso verso di inserimento dei caratteri e di evitare sequenze troppo ravvicinate.</p>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_3.png"><img class="alignnone size-full wp-image-268" title="keyboard_3" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/keyboard_3.png" alt="keyboard_3" width="425" height="123" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Api-cultura e innovazione per le PMI</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/06/api-cultura-e-innovazione-per-le-pmi/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/06/api-cultura-e-innovazione-per-le-pmi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 15:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[corporate 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[api-cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		

Web 2.0 * Impresa / Percezione del Pericolo = Impresa 2.0.
Questa è una formula per il cambiamento, &#8220;la formula del 2.0&#8243;. Ma come tutti i cambiamenti comporta dei rischi.
Creatività, innovazione e rischio sono gli ingredienti del cambiamento.
La formula del cambiamento (da Impresa 1.0 a Impresa 2.0) può essere espressa anche così:
( (Internet + Persone + Collaborazione + Creatività) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F06%2Fapi-cultura-e-innovazione-per-le-pmi%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F06%2Fapi-cultura-e-innovazione-per-le-pmi%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<h2><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/ufo.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-226" title="innovation" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/ufo-300x244.png" alt="innovation" width="300" height="244" /><br />
</a>Web 2.0 * Impresa / Percezione del Pericolo = Impresa 2.0.</h2>
<p>Questa è una <strong>formula per il cambiamento, &#8220;la formula del 2.0&#8243;</strong>. Ma come tutti i cambiamenti comporta dei <strong>rischi.<br />
<span style="font-weight: normal;">Creatività, innovazione e rischio sono gli ingredienti del </span>cambiamento<span style="font-weight: normal;">.<br />
La formula del cambiamento (da Impresa 1.0 a Impresa 2.0) può essere espressa anche così:<br />
<strong>( (Internet + Persone + Collaborazione + <span style="font-weight: normal;"><strong>Creatività) * Impresa) / Percez. Pericolo = Impresa 2.0</strong>.</span></strong></span></strong></p>
<p><strong>L&#8217;innovazione <span style="font-weight: normal;">presuppone sempre che vengano affrontati dei </span>rischi<span style="font-weight: normal;">, e comporta spesso un </span>cambiamento</strong>. Quindi, per innovare occorre affrontare dei rischi ed essere poi in grado di gestire il cambiamento.<br />
La propensione a rischiare cala, quanto piu&#8217; cresce la percezione del pericolo (rischio inteso in termini negativi e pessimistici).<br />
Il passaggio al web 2.0 da parte di un&#8217;impresa, secondo &#8220;<strong><em>La </em></strong><strong><em>formula del 2.0</em></strong>&#8220;, non funziona se la propensione al rischio  (sia in termini economici di investimento su nuovi progetti, che in termini di coraggio creativo) è pari o vicina allo zero, cioè se la percezione del pericolo è molto elevata.<br />
Capire quale sia la nostra propensione al rischio è molto semplice, basta pensare al concetto di <strong>rischio </strong>e focalizzare quello che la nostra mente ci suggerisce.<br />
Se associamo il rischio al pericolo, al disagio, al danno, anzichè all&#8217;<strong>opportunità di miglioramento</strong>, allora la nostra propensione al rischio è molto bassa (e probabilmente anche quella al cambiamento).</p>
<p>In genere il rischio viene associato al pericolo quando manca la conoscenza del contesto in cui ci si stà muovendo. Per esempio tendiamo a considerare molto rischioso (pericoloso) muoverci al buio in un ambiente sconosciuto, mentre lo facciamo tranquillamente nel salotto di casa nostra o in camera da letto.<br />
Se non conosciamo l&#8217;ambiente che ci circonda tendiamo a <a title="La crisi genera paura o la paura genera crisi?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=78" target="_blank">muoverci con maggior prudenza</a>.</p>
<h2>La PMI ed il &#8220;problema&#8221; Internet.</h2>
<p>Quando gli imprenditori non conoscono bene i meccanismi che regolano un fenomeno, in genere tendono a limitare i rischi che ne derivano attuando procedure di controllo solitamente rigide e vincolanti. Nel caso di internet ci si muove con atteggiamenti molto prudenti e solitamente limitandone l&#8217;utilizzo e la diffusione in azienda.<br />
I rischi ed i problemi percepiti sono tra i piu&#8217; disparati e di diversa natura e vanno dalla sicurezza dei sistemi alla riservatezza delle informazioni, passando per la produttività degli impiegati.</p>
<p>Fino ad ora queste politiche di &#8220;arginamento&#8221; hanno contribuito a contenere l&#8217;utilizzo di internet (navigazione in genere) e dei social media all&#8217;interno delle imprese. Tuttavia le nuove tecnologie mobili (smartphone e palmari) stanno contribuendo a portare il web 2.0 accanto ad ognuno dei nostri impiegati.<br />
Se prima internet era un problema difficilmente controllabile, oggi per molti stà diventando un  vero e proprio tsunami del tutto inarginabile.</p>
<h2>Internet non è un problema, ma un&#8217;opportunità.</h2>
<p>Nel post precedente &#8220;<a title="Le imprese possono ignorare Facebook?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=216" target="_blank">Le imprese possono ingnorare Facebook?</a>&#8221; ho cercato di mettere in evidenza come oggi molte imprese stiano letteralmente &#8220;<strong>subendo internet</strong>&#8220;, facendosi cogliere del tutto impreparate dal fenomeno del web 2.0.<br />
Nel web 2.0 non c&#8217;è uno che pensa ed altri che eseguono, è tutto frutto di collaborazione. Blog, Forum, Social Networks, Wiki e Social Tagging si fondono in un milione di intrecci resi possibile da Feed RSS e servizi di Mesh-up che approdano sui nostri Desktop, Telefoni Cellulari, Laptop, Consolle (XBox, Wii, PS3, PSP, NDSi, ecc..), iBox e TV.</p>
<p>Ciò che oggi manca alle imprese italiane, ma soprattutto alle PMI, è &#8220;un&#8217;alfabetizzazione&#8221; del Web 2.0, una cultura di base che porti le conoscenze degli strumenti e delle dinamiche che rendono possibile il fenomeno sempre piu&#8217; crescente dei social media, all&#8217;interno dei muri aziendali.<br />
<strong>Solo investendo tempo nella formazione</strong>, le imprese possono  <strong>ridimensionare la percezione del pericolo</strong> ed affrontare con profitto progetti legati al nuovo web.<br />
In questo modo sarà chiaro a molti piu&#8217; imprenditori quanto internet sia in realtà una grande opportunità per la propria impresa e di come il rischio possa essere visto come possibilità e non come limitazione.</p>
<h2>E&#8217; il  momento giusto per rischiare di innovare.</h2>
<p>C&#8217;è crisi? Sì, è innegabile. Ma piu&#8217; della crisi economica dei mercati, può la crisi dei modelli di business. L&#8217;<strong>internet delle cose</strong>, che non necessita piu&#8217; del controllo umano, le informazioni che viaggiano senza limiti di spazio e tempo, hanno cambiato  il nostro modo di vivere.<br />
Sempre piu&#8217; oggetti comunicano tra loro (P2P, RFID, Domotica, ecc..) e sempre piu&#8217; persone comunicano con gli oggetti. Tutto sembra tendere ad una globalizzazione che coinvolge il contesto economico, sociale, politico e tecnologico dell&#8217;intero pianeta e che per molti versi lega il destino di molti popoli e molti mercati.</p>
<p>Cercate per questa crisi la spiegazione che preferite, ma il risultato non cambia. Il fatto è che qualcosa stà mutando ed il cambiamento è inevitabile e incontrollabile.<br />
Un nuovo paradigma che scavalca ogni controllo e rivoluziona le regole del gioco.<br />
Come in tutte le rivoluzioni si chiudono delle porte e se ne aprono delle altre. Il Web 1.0 ha lasciato il posto al Web 2.0, così come l&#8217;individualismo stà cedendo il passo ad una nuova forma di collaborazione e partecipazione.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Stà a noi decidere se cercare nuove opportunità nel cambiamento, oppure aspettare e sperare che tutto torni come prima.</span></strong><br />
A voi decidere se schierarvi con chi tenta di opporsi al P2P o con chi cerca <a title="Jacques Attali: arte e libertà" href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/04/password/jacques-attali-arte-e-liberta-.aspx" target="_blank">nuovi modi per rendere redditizio il lavoro degli artisti</a>.<br />
Internet è una grande opportunità, basta conoscerlo un po&#8217; meglio ed inaspettatamente  si scopriranno nuovi modelli di business.<br />
<strong>Innovare </strong>non vuol dire solo inventare nuovi prodotti, ma anche scoprire nuovi mercati o nuovi modelli di business.<br />
Pensate per esempio all&#8217;Open Source, al <a title="Parliamo di crowdsourcing" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=77" target="_blank">Crowdsourcing</a> o al <a title="Craftivism, le nuove frontiere del fai da te" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=84" target="_blank">Craftivism</a> e provate ad immaginare come questi nuovi paradigmi possano rivoluzionare il vostro business.<br />
Ecco, state iniziando ad innovare. E credo questo sia proprio il momento giusto per farlo.</p>
<p>Vedi anche:</p>
<ul>
<li> <a title="Le imprese possono ignorare Facebook?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=216" target="_blank">Le imprese possono ignorare Facebook?</a></li>
<li><a title="L'enterprise 2.0 è infallibile?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=159" target="_blank">L&#8217;enterprise 2.0 è infallibile?</a></li>
<li><a title="La crisi genera paura o la paura genera crisi?" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=78" target="_blank">La crisi genera paura o la paura genera crisi?</a></li>
<li><a title="Craftivism, le nuove frontiere del fai da te" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=84" target="_blank">Craftivism, le nuove frontiere del fai da te</a>.</li>
<li><a title="Enterprise 2.0: parliamo di crowdsourcing" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=77" target="_blank">Enterprise 2.0: parliamo di crowdsourcing</a>.</li>
<li><a title="Basi di api-cultura" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=88" target="_blank">Le idee sono come le api&#8230; (fondamenti di api-cultura)</a></li>
</ul>
<p>Da non perdere:</p>
<ul>
<li><a title="I dieci comandamenti per un nuovo diritto d'autore" href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/04/password/jacques-attali-arte-e-liberta-.aspx" target="_blank">Jacques Attali: Arte e libertà. (i dieci comandamenti per un nuovo diritto d&#8217;autore &#8211;  WIRED)</a></li>
</ul>
<p>Formazione:</p>
<ul>
<li>Smartfeeling.org si stà prodigando per riuscire a portare formazione gratuita sul web 2.0 in tutte le imprese del territorio. Ancora non sappiamo come, ma siamo certi di poterlo fare e lo faremo con gli stessi strumenti che il web 2.0 ci mette a disposizione.<br />
Se siete interessati al programma, a partecipare ai corsi o volete contribuire in qualche modo, non esitate a <a title="L'autore di Smartfeeling" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?page_id=2" target="_blank">contattare l&#8217;autore di questo blog</a>.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Enterprise 2.0 è infallibile?</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/05/lenterprise-20-e-infallibile/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/05/lenterprise-20-e-infallibile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[impiegati]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
 Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;introduzione di soluzioni e strumenti tipici del Web 2.0 all&#8217;interno dell&#8217;azienda porti vantaggi molto evidenti in termini di incremento della produttività, riduzione dei costi di gestione della conoscenza, miglioramento dei flussi comunicativi e dei processi, coinvolgimento e motivazione del personale, capacità di innovazione e valorizzazione delle risorse.
Ma un progetto Enterprise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F05%2Flenterprise-20-e-infallibile%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F05%2Flenterprise-20-e-infallibile%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ruins.png"><img class="size-medium wp-image-158 alignleft" title="Enterprise 2.0 ruins" src="http://www.smartfeeling.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ruins-300x272.png" alt="Ruins" width="300" height="272" /></a> Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;introduzione di soluzioni e strumenti tipici del Web 2.0 all&#8217;interno dell&#8217;azienda porti vantaggi molto evidenti in termini di <span style="color: #000080;"><strong>incremento della produttività</strong></span>, <strong><span style="color: #000080;">riduzione dei costi</span></strong> di gestione della conoscenza, <span style="color: #000080;"><strong>miglioramento</strong></span> dei flussi comunicativi e dei processi, <strong><span style="color: #000080;">coinvolgimento e motivazione del personale</span></strong>, capacità di <span style="color: #000080;"><strong>innovazione</strong></span> e <strong><span style="color: #000080;">valorizzazione delle risorse</span></strong>.</p>
<p>Ma un <strong><span style="text-decoration: underline;">progetto </span></strong>Enterprise 2.0, e sottolineo progetto, non è infallibile.<br />
Ho notato, per esempio, che molti CEO tendono a vedere questo tipo di progetti come &#8220;<em>l&#8217;introduzione di un nuovo sotware all&#8217;interno dell&#8217;azienda</em>&#8220;. C&#8217;è uno start-up, una fase di &#8220;configurazione&#8221; e poi il &#8220;go-live&#8221;. Ecco fatto, tutto qui. Ma è davvero così?</p>
<p>La mia esperienza è un&#8217;altra, e l&#8217; &#8220;<em>installo-un-programmino-col-doppio-click-e-parto</em>&#8221; è solo un miraggio molto pericoloso. Tuttavia questo non è il solo problema che possiamo incontrare durante la fase di implementazione di una soluzione Enterprise 2.0 all&#8217;interno di un&#8217;azienda.</p>
<p>Se pensiamo all&#8217;Enterprise 2.0 solo come ad una serie di attività da svolgere in un limitato lasso di tempo, a breve termine, allora il rischio che  le soluzioni adottate deludano le nostre aspettative diventa piuttosto alto.<br />
Non dobbiamo dimenticare che siamo solo agli inizi con i &#8220;Social Software&#8221;. Non tutti conoscono blog, wiki e micro-blogging, e non tutti sono in grado di capire da subito come utilizzare questi strumenti in ambito professionale e lavorativo. Siamo solo agli inizi, in una fase ancora embrionale. Trascorrerà ancora un po&#8217; di tempo prima che tutti inizino ad utilizzare le piattaforme collaborative con la stessa naturalezza con cui oggi utilizziamo il cellulare per inviare SMS.</p>
<p>L&#8217;introduzione di questi strumenti all&#8217;interno di un&#8217;azienda richiede un grosso lavoro di formazione ed &#8220;evagenlizzazione&#8221; per tranqullizzare i dipendenti e rendere naturale l&#8217;utilizzo di strumenti ancora nuovi per molti.<br />
Non tutti sanno cosa sia un feed RSS (io stesso ho difficoltà a spiegarlo nei miei corsi introduttivi) e come questo possa essere utilizzato per seguire una &#8220;conversazione&#8221;. E il <a title="trackback" href="http://www.smartfeeling.org/blog/?p=97" target="_blank">trackback</a>?</p>
<p>Il punto è che quando si parla di <strong>Enterprise 2.0 non si stà parlando di tecnologia, ma di <span style="text-decoration: underline;">persone</span></strong>.<br />
PERSONE, è questo il punto. I manager sono persone, gli impiegati sono persone, e tutti hanno abitudini e procedure consolidate, automatismi, e anche timori. <strong>Quando si parla di Enterprise 2.0 si parla di introdurre in azienda un cambiamento, non un software</strong>.<br />
Non si tratta di fredda tecnologia, ma di un nuovo atteggiamento di apertura, di collaborazione, trasparenza e condivisione. Si parla di coinvolgimento e partecipazione, si parla di cose che avvengono tra le persone e non tra i sistemi informativi.</p>
<p>Certo, riuscireste a mettere in piedi un blog, un wiki, una gestione avanzata dei profili utente e un social network aziendale in poche settimane. Ma come pensate di motivare ed educatre il personale all&#8217;utilizzo di questi strumenti? Può la tecnologia stimolare le persone o cambiare le abitudini? E&#8217; in grado il miglior software di questo mondo di motivare e tranquillizzare  il CEO sul fatto che i propri impiegati non perderanno troppo tempo a &#8220;giocare&#8221; con i nuovi gadgets tecnologici?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Strumenti per l&#8217;Enterprise 2.0: Il Blog &#8211; Parliamo di trackback.</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/04/strumenti-per-lenterprise-20-il-blog-parliamo-di-trackback/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/04/strumenti-per-lenterprise-20-il-blog-parliamo-di-trackback/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		

Cos&#8217;è il trackback?
Il sistema di TrackBack è stato introdotto nel 2002 dalla società Six Apart (www.sixapart.com) per la piattaforma di blogging Movable Type (open source).
Il TrackBack è un protocollo per la comunicazione peer-to-peer tra siti web.
Il cuore del TrackBack è il TrackBack Ping, cioè l&#8217;informazione inviata mediante URL che informa che la “risorsa A è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F04%2Fstrumenti-per-lenterprise-20-il-blog-parliamo-di-trackback%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F04%2Fstrumenti-per-lenterprise-20-il-blog-parliamo-di-trackback%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SfLAhvpmL9I/AAAAAAAAAZM/zd3py4dRFGQ/s1600-h/linked.png" target="_blank" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328532995091869650" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 193px; height: 180px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SfLAhvpmL9I/AAAAAAAAAZM/zd3py4dRFGQ/s320/linked.png" border="0" alt="" /></a><span style="font-size:130%;"><span style="font-weight: bold;"><br />
Cos&#8217;è il trackback?</span></span></p>
<p>Il sistema di TrackBack è stato introdotto nel 2002 dalla società <a href="http://www.sixapart.com/">Six Apart</a> (<a href="http://www.sixapart.com/" target="_blank">www.sixapart.com</a>) per la piattaforma di blogging <a href="http://www.movabletype.org/download.html" target="_blank">Movable Type</a> (open source).</p>
<p>Il TrackBack è un protocollo per la comunicazione peer-to-peer tra siti web.</p>
<p style="line-height: 150%;">Il cuore del TrackBack è il <strong>TrackBack Ping</strong>, cioè l&#8217;informazione inviata mediante URL che informa che la “risorsa A è collegata alla risorsa B”.</p>
<p style="line-height: 150%;">Grazie all&#8217;utilizzo del TrackBack i siti web possono comunicare tra loro e <span style="text-decoration: underline;"><strong>condividere risorse</strong></span>. Il concetto di “condivisione” è molto importante per qualsiasi sito web, in particolar modo per i blog che in pratica “vivono” e prosperano grazie alla “condivisione”.</p>
<p style="line-height: 150%;">Grazie al TrackBack Ping il Weblogger A (L&#8217;autore del blog) può informare il Weblogger B che ha scritto qualcosa che riguarda un suo articolo (una critica, un commento, una citazione, ecc&#8230;). <strong>A invia un TrackBack Ping a B</strong>.</p>
<p style="line-height: 150%;">
<h2>URL di TrackBack</h2>
<p style="line-height: 150%;">Quando un blog accetta commenti da altri blog, fornisce un link particolare per ogni articolo: l&#8217; <strong>URL di TrackBack</strong>.</p>
<p style="line-height: 150%;">Chiunque voglia scrivere un articolo in risposta ad un post, non deve fare altro che includere nel proprio articolo l&#8217; <strong>URL di TrackBack</strong> del post originale.</p>
<h2>Il TrackBack Ping.</h2>
<p style="line-height: 150%;"><a href="http://3.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SfLCzktQQEI/AAAAAAAAAZU/3hGyJ-ZvoMs/s1600-h/blog_trackback.png" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328535500415320130" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 433px; height: 311px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SfLCzktQQEI/AAAAAAAAAZU/3hGyJ-ZvoMs/s400/blog_trackback.png" border="0" alt="" /></a></p>
<p>E&#8217; il cuore su cui si fonda il TrackBack.</p>
<p style="line-height: 150%;">Il TrackBack Ping informa un sito che qualcuno lo ha, in qualche modo, citato (<strong>A invia un TrackBack Ping a B</strong>).</p>
<p style="line-height: 150%;">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Il TrackBack Ping rende possibili due cose fondamentali:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Il Weblogger B  è in grado di listare automaticamente tutti i siti che fanno  riferimento ad un post particolare sul proprio sito, consentendo  così a tutti i propri lettori di visitare anche altri siti che  trattano gli stessi argomenti, compreso il sito del Weblogger A.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Il ping  fornisce un link esplicito al sito di B.</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Quando leggiamo un articolo che ci interessa su un altro blog e desideriamo fare un commento, abbiamo due possibilità:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Inserire un  commento direttamente sul blog che contiene il post originale</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Scrivere un  nuovo post sul nostro blog sfruttando il meccanismo di TrackBack del  blog che ospita il post originale.</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Nel primo caso non faremmo uso del TrackBack Ping, avremmo però la possibilità di inserire il link al nostro blog o sito direttamente nelle informazioni di testata del commento. Tuttavia lo spazio per il commento è ridotto e non sempre è sufficiente a contenere tutto quello che vorremmo dire e magari illustrarlo con qualche elemento grafico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Nel secondo caso, invece, potremmo utilizzare l&#8217;editor di post del nostro blog e comparire comunque, grazie al TrackBack Ping, nella lista dei commenti sul post originale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Per poter utilizzare le potenzialità del TrackBack Ping, anche il nostro blog dovrà ovviamente supportare il protocollo e consentici l&#8217;inserimento di:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Permalink del  nostro articolo</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Titolo  dell&#8217;articolo</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Riassunto o  “excerpt” dell&#8217;articolo</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Nome del blog</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">A questo punto, una volta ricevuto il TrackBack Ping, il blog che contiene l&#8217;articolo originale sarà in grado di elencare il nostro articolo tra i propri commenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">In questo modo i lettori dell&#8217;articolo originale potranno accedere anche al nostro blog, leggere la nostra opinione e magari soffermarsi ad approfondire anche qualche altro argomento.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">La forza del TrackBack Ping sta tutta nella <strong>capacità di creare network di blog, capace di guidarci in un percorso informativo senza eguali</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">Grazie al TrackBack il mio blog/sito entra a far parte di un vero e proprio network informativo tematico, senza che per questo debba esserci una regia a definire categorie, piani editoriali, o altro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><span style="font-size:100%;">Molti dei nostri lettori arriveranno dai motori di ricerca, ma molti altri dai link presenti su altri blog.<br />
Detto questo dovrebbe essere chiaro il motivo per cui il TrackBack è così importante per il nostro blog.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">
<h2>Cosa possiamo fare grazie al TrackBack</h2>
<p style="line-height: 150%;">Proviamo ora a riassumere brevemente quali sia l&#8217;utilità del TrackBack e quali conseguenze pratiche possa avere un utilizzo corretto di questa funzionalità:</p>
<ul>
<li>
<p style="line-height: 150%;"><strong>Network di blog:</strong> Come visto  sopra, grazie al TrackBack è possibile entrare a far parte di un  vero e proprio circuito di siti collegati in vari modi tra loro. In  questo modo le informazioni vengono aggregate e organizzate  all&#8217;interno del network proprio grazie ai link inversi (o  TrackBack).</p>
</li>
<li>
<p style="line-height: 150%;"><strong>Aggregazione di contenuti</strong>:  Molti aggregatori di blog sfruttano proprio i TrackBack URL per  creare archivi che raccolgono post dai più&#8217; disparati blog, e lo  fanno in un arco temporale indeterminato. Questa tecnica consente di  rintracciare post organizzati per argomento anche se piuttosto  datati.</p>
</li>
<li>
<p style="line-height: 150%;"><strong>Commento remoto</strong>: E&#8217;  l&#8217;utilizzo dei TrackBack più&#8217; conosciuto e più&#8217; chiaro alla  maggior parte degli utenti. Grazie al TrackBack abbiamo la  possibilità di “commentare” l&#8217;articolo di un blog che  consideriamo interessante direttamente dal nostro blog, con tutti i  vantaggi che ne derivano in termini di traffico.</p>
</li>
</ul>
<p style="line-height: 150%;">Approfondimenti:<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.masternewmedia.org/it/2005/03/22/creare_blog_che_cosa_e.htm" target="_blank">Creare Blog: Che cosa è il trackback (di Robin Good)</a></p>
<p>Vedi anche:<br />
<a href="http://smartfeeling.blogspot.com/2008/10/strumenti-per-lenterprise-20-le-mappe.html" target="_blank">Strumenti per l&#8217;Enterprise 2.0: le Mappe Concettuali</a><br />
<a href="http://smartfeeling.blogspot.com/2008/10/strumenti-per-lenterprise-20-il.html" target="_blank">Strumenti per l&#8217;Enterprise 2.0: Il Corporate Blog</a><br />
<a href="http://smartfeeling.blogspot.com/2008/11/strumenti-per-lenterprise-20-il.html" target="_blank">Strumenti per l&#8217;Enterprise 2.0: Il Corporate Blog (seconda parte)</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/04/strumenti-per-lenterprise-20-il-blog-parliamo-di-trackback/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Facebook è un grande strumento di distrazione&#8230;</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/04/facebook-e-un-grande-strumento-di-distrazione/</link>
		<comments>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/04/facebook-e-un-grande-strumento-di-distrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 05:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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Aryn Karpinski non ha dubbi: gli studenti della Ohio State University che fanno attività su Facebook hanno voti piu&#8217; bassi di chi non si interessa al portale. Il motivo è che Facebook distrae.
Per arrivare a questa eccezionale scoperta, che credo cambierà il destino dell&#8217;umanità, c&#8217;è voluta pure una ricerca condotta su circa 219 studenti, dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F04%2Ffacebook-e-un-grande-strumento-di-distrazione%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F04%2Ffacebook-e-un-grande-strumento-di-distrazione%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SeV_vxym8lI/AAAAAAAAAZE/B9_OrXonuoA/s1600-h/facebook3.jpg" target="_blank" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324802593231663698" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 133px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/SeV_vxym8lI/AAAAAAAAAZE/B9_OrXonuoA/s400/facebook3.jpg" border="0" alt="" /></a>Aryn Karpinski non ha dubbi: <span style="font-weight: bold;">gli studenti della Ohio State University che fanno attività su Facebook hanno voti piu&#8217; bassi di chi non si interessa al portale</span>. Il motivo è che <span style="font-style: italic;">Facebook distrae</span>.<br />
Per arrivare a questa eccezionale scoperta, che credo cambierà il destino dell&#8217;umanità, c&#8217;è voluta pure una <a href="http://pulse2.com/2009/04/14/ohio-state-researcher-aryn-karpinski-conducts-study-concluding-facebook-causes-lower-grades/" target="_blank">ricerca condotta su circa 219 studenti</a>, dei quali ben 148 (assidui utilizzatori di Facebook) con un rendimento scolastico inferiore ai restanti che invece Facebook non l&#8217;hanno mai neppure sentito nominare.</p>
<p>Anch&#8217;io voglio dare il mio contributo alla causa e apporto altre <span style="font-weight: bold;">fonti di distrazione </span>che terrei sotto controllo:<br />
- La televisione<br />
- I fumetti<br />
- La radio<br />
- I giornali<br />
- I libri (quelli sono terribili)<br />
- Internet (mettiamocelo tutto)<br />
- La chat<br />
- Le ragazze in bikini<br />
- Il traffico sotto la finestra<br />
- Il telefono che squilla sempre<br />
- Il telefono del mio vicino/collega che squilla sempre<br />
- La posta elettronica e lo spam<br />
- I vicini di casa, che mentre tu studi/lavori, tagliano l&#8217;erba<br />
- Le rondini che in primavera volteggiano fuori dalla nostra finestra<br />
Potrei continuare per pagine e pagine.</p>
<p>A nessuno è venuto il dubbio che il distrarsi non sia legato al mezzo, ma alla persona e che sia per questo un fatto soggettivo?</p>
<p>Facebook è veramente un grande strumento di distrazione? Oppure una eccezionale piattaforma per le vostre Pubbliche Relazioni?</p>
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		<item>
		<title>Le idee sono come le api&#8230;</title>
		<link>http://www.smartfeeling.org/blog/2009/03/le-idee-sono-come-le-api/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 06:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelo.geminiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[api-cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Spesso mi interrogo sul come nascano le idee, quale sia la scintilla che genera l&#8217;intuizione iniziale. E&#8217; un un&#8217;attività puramente individuale, oppure un processo che vede coinvolti anche gli altri?
E&#8217; possibile categorizzare la nascita di un&#8217;idea secondo un modello logico razionale, oppure dobbiamo rifarci alle teorie quantistiche?
Le idee sono come le api. Ronzano attorno ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F03%2Fle-idee-sono-come-le-api%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.smartfeeling.org%2Fblog%2F2009%2F03%2Fle-idee-sono-come-le-api%2F&amp;source=angelogeminiani&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/ScnXJSpKvjI/AAAAAAAAAXE/I8vKQBr3Eus/s1600-h/beeideas.png" target="_blank" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317017389710884402" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 186px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_U9qvMvDzEdw/ScnXJSpKvjI/AAAAAAAAAXE/I8vKQBr3Eus/s200/beeideas.png" border="0" alt="" /></a>Spesso mi interrogo sul come nascano le idee, quale sia la scintilla che genera l&#8217;intuizione iniziale. E&#8217; un un&#8217;attività puramente individuale, oppure un processo che vede coinvolti anche gli altri?<br />
E&#8217; possibile categorizzare la nascita di un&#8217;idea secondo un modello logico razionale, oppure dobbiamo rifarci alle teorie quantistiche?</p>
<p>Le idee sono come le api. Ronzano attorno ad un alveare (piu&#8217; o meno diffuso, piu&#8217; o meno &#8220;fisico&#8221;) e sviluppano il massimo valore quando collaborano.<br />
Il ciclo di vita delle api è piu&#8217; o meno questo: <span style="font-style: italic;">uovo</span>, <span style="font-style: italic;">larva</span>, <span style="font-style: italic;">pupa</span>, <span style="font-style: italic;">adulto</span>.<br />
Quando nella nostra mente (fisica o diffusa che sia) nasce un&#8217;intuizione, questa è come un uovo. E&#8217; tutt&#8217;altro che definita, ed è molto lontana sia nella forma che nella sostanza da quello che diverrà una volta passata allo stadio &#8220;adulto&#8221;.<br />
In realtà non sappiamo neppure se quell&#8217;<span style="font-style: italic;">uovo </span>diventerà mai una <span style="font-style: italic;">larva</span>, e se la larva troverà l&#8217;<span style="font-weight: bold;">energia </span>per diventare <span style="font-style: italic;">pupa </span>o se la pupa avrà <span style="font-weight: bold;">nutrici </span>che la porteranno allo stadio di <span style="font-style: italic;">adulto</span>.</p>
<p>Ecco, &#8220;<span style="font-weight: bold;">energia</span>&#8221; e &#8220;<span style="font-weight: bold;">nutrici</span>&#8220;, queste sono i concetti chiave che sovrintendono parte dell&#8217;esistenza di un&#8217;ape. Le api esistono perche esiste l&#8217;<span style="font-weight: bold;">alveare</span>. Ma l&#8217;alverare non è solo un luogo o un&#8217;entità fisica, l&#8217;alveare sono anche le altre api.<br />
Cosa diventa un <span style="font-style: italic;">uovo</span>? Pensate, in 16 giorni può diventare <span style="font-weight: bold;">regina</span>, in 21 giorni diventa <span style="font-weight: bold;">operaia </span>o <span style="font-weight: bold;">nutrice </span>ed in 26 diventa un <span style="font-weight: bold;">fuco</span>. L&#8217;alveare esiste perchè esistono le api, e le api esistono grazie alle loro interazioni nei diversi stadi del loro sviluppo.</p>
<p>Le idee e le api&#8230;<br />
Ultimamente rifletto spesso su quanto le imprese abbiano a cuore l&#8217;apicoltura o &#8220;<span style="font-weight: bold;">api-cultura</span>&#8220;.<br />
Vi lascio riflettere su una massima di <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=%22albert+pike%22&amp;btnG=Cerca&amp;meta=" target="_blank">Albert Pike</a>, che stamattina è stata posta alla mia attenzione per una strana coincidenza:</p>
<div style="text-align: center;">
<blockquote><p>&#8220;Quello che abbiamo fatto per noi stessi muore con noi:<br />
quello che abbiamo fatto per gli altri<br />
e per il mondo rimane ed è immortale&#8221;</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
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