Augmented Reality: arricchiamo la realtà dei nostri clienti.

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Augmented Reality: arricchiamo la realtà dei nostri clienti.

La chiamano "Realtà Aumentata", cioè la realtà di sempre con qualcosa in piu'. Non è fantascienza e nemmeno la visione di un futuro lontano. La realtà aumentata (Augmented Reality) è oggi. Project Natal, di Microsoft, mira a sostituire il controller di gioco con il giocatore stesso. Una o piu' videocamere riprendono l'ambiente in cui il giocatore si muove e ne tracciano i movimenti. La realtà dell'ambiente in cui il giocatore si muove, viene fusa con la rappresentazione digitale che compare sul monitor. Questo è lo stesso principio di interazione della "Realtà Aumentata": arricchire la realtà che circonda l'attore umano con contenuti digitali interattivi. Il sistema riconosce gli oggetti e le persone ed è in grado di ricostruire la realtà arricchendola con nuovi ed interattivi contenuti digitali. Grandiosa esperienza di gioco, starete pensando. Tuttavia non si tratta solo di un gioco. La realtà aumentata può essere una buona occasione per rinnovare le modalità con cui interagiamo con i nostri clienti o i nostri clienti interagiscono con i prodotti. NVIDIA sta' producendo chip grafici sempre piu' potenti per il mondo Mobile. Presto tutti gli smart-phone (ed altri device, es: i navigatori) saranno in grado di estendere la percezione della realtà che ci circonda (alcuni già lo fanno). ...

Enterprise 2.0: a scuola di web 2.0 per ri-abituarsi a scrivere

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Enterprise 2.0: a scuola di web 2.0 per ri-abituarsi a scrivere

La ricerca della professoressa di retorica  Andrea Lunsford, recentemente segnalata in un articolo comparso sull'ultimo numero di Wired ("i letterati di Twitter" di Clive Thompson), mi ha stimolato a riflettere nuovamente sulle cause che rendono la comunicazione e la condivisione delle informazioni tanto difficile all'interno di molte strutture aziendali. Tra le varie cause di ordine culturale e strutturale, c'è anche il fatto che molti impiegati (e anche qualche manager) hanno perso l'abitudine di scrivere. Per molti, l'ultima volta in cui è stato prodotto un testo scritto risale ai trascorsi scolastici e non si tratta certo di scritti con particolari finalità comunicative (semmai finalizzate a prendere un bel voto). Ma scrivere per il giudizio del professore o del proprio capo ufficio, non è come scrivere per comunicare, per discutere, per convincere, organizzare o condividere informazioni. La "prosa" aziendale (così come quella accademica) è ben diversa da quella che scopriamo leggendo gli articoli in un blog, i micro-aggiornamenti di twitter o i messaggi liofilizzati di un SMS. La grande differenza sta negli obiettivi. Quando si scrive una relazione per il capo lo scopo non è quello di comunicare (nel senso sociale del termine) o discutere qualche concetto, ma di riportare su carta quanto già detto ...

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