L’illusione di controllare la propria comunicazione nell’era dei Social Media

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Siete tutti convinti che ciò che scrivete sul vostro sito sia sotto il vostro controllo?
Parlo di sito web e non di blog o community. Il vostro sito web, quello che non consente in alcun modo l’interazione con i vostri clienti, utenti, dipendenti.

Chi decide cosa e come scrivere sul vostro sito web istituzionale? Voi. Giusto?
Nessun “estraneo” (brutto termine, scusate) può in alcun modo interagire con i contenuti da voi decisi, giusto?
E se qualcuno ne dovesse parlare sul proprio blog, su twitter o su facebook, voi ne verreste subito a conoscenza, perchè il vostro responsabile marketing, la vostra redazione o il vostro team di comunicatori sono ben attrezzati e skillati 2.0, giusto?

In ogni caso, mai e poi mai sulla vostra home page comparirà il commento o la critica di un vostro cliente, giusto?
Voglio dire, voi decidete la descrizione dei vostri prodotti/servizi, voi decidete la grafica e le foto, il tono e la forma della comunicazione commerciale. La comunicazione sul vostro sito è vostra, solo vostra. Quella la controllate voi, è l’ultimo baluardo che vi difende dal mondo la fuori, è la vostra isola di pace e serenità “comunicativa”.

Ora, prendete fiato. Un bel respiro, rilassatevi e godetevi la quiete e la sicurezza profusa dal vostro “baluardo”, il sito web.

Fatto? Vi lascio ancora qualche istante di piacere. Non abbiate fretta di leggere questo post tutto d’un fiato.

La vostra comunicazione non è vostra, benvenuti nella quarta dimensione.

Non piu’ ormai. Stanno nascendo strumenti che mettono in grado gli utenti di interagire, commentare, confutare, estendere e condividere tutto ciò che voi dite a vostra insaputa e direttamente sulle pagine del vostro caro ed “istituzionalissimo” sito web. E’ come se esistesse un universo parallelo in grado di sovrapporsi a quello in cui viviamo.
Una sorta di “quarta dimensione“, un layer visibile solo a chi condivide i due universi paralleli.

layersLayers, “strati” di informazioni che vengono depositate sul vostro sito istituzionale (o altro) e visibili (reali) a tutti coloro che appartengono anche all’altro universo. Una vera e propria “quarta dimensione dell’informazione“.
In realtà è da tempo che i Social Media hanno aperto l’accesso a questa quarta dimensione. Blog, Micromedia, Social Networks, e affini hanno creato livelli di comunicazione sovrapposta.

Ma mai, fino ad ora, questi nuovi livelli potevano sovrapporsi fisicamente ad altri.
Un blog può scrivere del vostro prodotto, un gruppo su facebook può parlare del vostro brand, un tweet può diffondere una notizia alla velocità del pensiero, ma lo fanno ognuno in un contesto separato e ben definito che può forse sovrapporsi concettualmente alla vostra informazione, ma mai fisicamente.  I Social Media, fino ad ora, non potevano valicare i confini fisici delle loro piattaforme per far capolino su altre senza l’esplicito desiderio di un qualche “responsabile di redazione”.

Una nuova piccola rivoluzione nella rivoluzione del 2.0. I Social Media e gli “User Generated Content” hanno scoperto come valicare i loro confini.
E mentre molti di noi ancora faticano a comprendere Twitter e Frienfeed, ecco che silenziosa ma implacabile si fa strada una nuova generazione di strumenti in grado di rimescolare nuovamente le carte in gioco.

E’ come un gioco, basta unire i puntini.

I baluardo che proteggeva la roccaforte della comunicazione aziendale stà cedendo. Ma sotto i colpi di chi o cosa?

DotSpots (Spot the Truth, Connect the Dots): Non mi dilungherò a spiegarvi cosa faccia DotSpots, se avete letto fin qui il concetto vi è chiaro. Provatelo e basta. Per farlo vi servirà Firefox. Installate l’estensione per i browser ed eccovi catapultati nella quarta dimensione. Ogni volta che capiterete su una pagina commentata da altri utenti, vi verranno mostrati evidenziati i paragrafi commentati e compariranno a popup le finestre con i commenti (che voi potete arricchire con la vostra opinione). Anche aggiungere un nuovo commento è estremamente semplice, basta evidenziare il paragrafo di vostro interesse e cliccare su “Click to add a dot to this paragraph” (vedi immagine sotto).
dotspots

Google SideWiki: E’ il diretto concorrente di DotSpots, anche se tecnicamente presenta qualche differenza. Anche in questo caso dovete installare un’estensione per il browser (la Google Toolbar). Le funzionalità SideWiki sono disponibili cliccando sull’apposito bottone della barra, oppure direttamente nella pagina di navigazione, selezionando il testo desiderato.
sidewiki

Se istallerete sia SideWiki che DotSpots su Firefox, tenete presente che per utilizzare DotSpots dovrete disabilitare temporaneamente SideWiki perchè l’applicazione di Google non consente a DotSpots di funzionare al 100%.

Ecco fatto, ora tocca a voi.

Sociologo, Social Media Addicted e Senior Developer.
Si occupa di OpenSource, Innovazione, Gamification, User Experience, Social Media e Progettazione di Mobile Applications.

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8 comments

  1. Posted by Francesco F., at Reply

    La tendenza sembra chiara: tutto commentabile, sempre e ovunque.
    Tuttavia, prima che questi strumenti diventino mainstream, il messaggio “originale” come voluto dagli autori sara’ quello ricevuto dalla stragrande maggioranza di chi vede una pagina web.
    Quando invece diventeranno diffusi, il problema sara’ (per siti molto noti) di filtri, visto che i commenti potranno facilmente essere troppi per essere utili (o meglio, quei commenti interessanti rischiano di essere sommersi dal “rumore”). Un po’ come i commenti sui video piu’ visti in youtube…

  2. Posted by angelogeminiani, at Reply

    @Francesco
    Concordo pienamente sul fatto che il "rumore" di fondo potrebbe rendere poco utili anche i commenti piu' rilevanti. Tuttavia non dimentichiamo sistemi di "social rating", che consentono agli utenti stessi di votare i commenti piu' rilevanti (un po' come accade con le yahoo answer).
    In definitiva, molto probabilmente, saranno proprio gli utenti stessi (i "filtri") a mettere ordine all'apparente caos prodotto dal "cicaleccio" sociale.

  3. Posted by simon, at Reply

    Quanti soldi le aziende buttano via in campagne di comunicazione "vecchie"…ormai viste, trite e riviste.
    Non che un' azienda debba sparire dai media tradizionali, ma si preferisce spendere (perche' e' piu' facile) per appiccicare il logo un cartello o su una rivista piuttosto che sforzarsi di riflettere creativamente su come utilizzare le infinite possibilita' del Web per "conversare" con i propri clienti, attuali e potenziali.

  4. Posted by Cosimo, at Reply

    Molto interessante e per nulla scontato: grazie per il contributo.

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