Web 3.0. Forse non è poi così lontano

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Cosa avverrà di internet in un prossimo futuro?
Ce lo stiamo chiedendo tutti.
La mia risposta è che spero non avvenga nulla di internet, ma con internet.

Internet è una cosa “stupida”, che non dispone di una sua intelligenza. Un canale che trasporta bit, un media passivo.
Le reti telefoniche, quelle sì che sono intelligenti, quelle sanno chi siamo e chi stiamo chiamando, da quanto tempo dura la telefonata, quanto costa, se stiamo trasmettendo dati o voce.
Internet, invece, sa solo che un bel mucchio di bit devono transitare da un punto ad un altro, ma non sa dove passeranno (non a priori).

Non voglio dilungarmi troppo sul concetto di cosa sia internet, ma se siete curiosi potete soddisfare la vostra sete leggendo World of Ends (splendido lavoro di Doc Searls e David Weinberger).
Il punto è che il valore di internet stà proprio nella sua stupidità, nella sua totale ed inconsapevole libertà .
Pensate solo a cosa accadrebbe se imponessimo protocolli troppo rigidi ad internet.
Cesserebbe di esistere così come lo conosciamo oggi. Se per esempio volessimo privilegiare e regolamentare lo streaming video, lo faremo sicuramente a discapito di qualcos’altro.

Oggi viviamo l’era del Web 2.0. Quando accendiamo il nostro PC, o il nostro palmare o smart phone per postare sul nostro blog, per accedere al nostro social network preferito, per scambiare opinioni con altri blogger o utenti della rete, quando facciamo tutto questo siamo Web 2.0.
MySpace, Ning, FaceBook, LinkedIn, Orkut, Zzub, e compagnia, siamo noi.
Sono le nostre idee, le nostre opinioni, le nostre scelte, il nostro parere, che stanno facendo ammattire migliaia di addetti marketing (e non) nel cercare di comprendere meglio il cambiamento in atto. Cosa stà succedendo al business (e soprattutto al marketing)? Cosa stà succedendo alla comunicazione?
Gli utenti non sono piu’ spettatori (o telespettatori), ma iniziano a prendere parte attiva al gioco trasformando radicalmente le regole e gli scenari.
Ricordate, da Business ad Ecosistema (ci tornerò su in seguito).

Il web semantico. Sarà questo il Web 3.0. Ma cos’è il web semantico?
Vi do la definizione di semantica: Ramo della linguistica che studia il significato delle parole.
La semantica è in stretta correlazione con psicologia, semiologia (o semiotica), logica, filosofia del linguaggio.
Chi come me, vive di bit sa che si parla di semantica anche nei linguaggi di programmazione. La semantica, in un linguaggio di progammazione, sovrintende la capacità espressiva del linguaggio stesso (già, perchè quando programmiamo ciò che esprimiamo col linguaggio si tramuta direttamente in azione. Ora capite perchè spesso i programmatori sono uomini di poche parole? ;))

Ma allora, se internet è stupido, cosa ha a che fare il web con la semantica?
Il video in testa a questo post (welcome to the human network) ci mostra uno scenario in cui gli utenti interagiscono con altri utenti mediante “periferiche intelligenti”. Un uomo cambia la candela al proprio motorino, guidato dal cellulare. Quando la signorina col cane passa di fronte al cartello pubblicitario, questo si attiva e le comunica un messaggio riguardante prodotti per cani.
Il punto è che le periferiche iniziano ad interagire con altre periferiche, si capiscono.
Presto il nostro cellulare parlerà con la macchinetta del caffè, con lo sportello bancomat, col nostro sistema di navigazione GPS, con i sensori che regolano la frequenza dei semafori, con i cartelloni pubblicitari o con la lavatrice. Telefoni, tag (etichette rfid) attivi e passivi, navigatori satellitari, palmari, lettori mp3, telecomandi delle auto, ecc.. iniziano a muovere i primi passi verso “the hunman network“, dove tra le altre cose la privacy è solo un’utopia (ma questo già ora). Siano alle soglie del Mobile 3.0.

Ma torniamo al nostro internet.
Pensate se oggi poteste trascinare l’estratto conto emesso dalla vostra banca on-line, sul calendario di Google: vedreste i giorni in cui avete effettuato le spese.
E se lo trascinaste sulle Google Maps? Vedreste anche i luoghi in cui avete effettuato le spese.
Ecco, questo è il web semantico.
Non siamo poi così lontani, vero?

Ma, secondo voi perchè Google stà investendo tanto sulle “Open Social API“?
(NOTA – Chi sarà quindi la prossima Microsoft? – opss.. vado fuori tema..)
Presto avremo la possibilità di “interconnettere” informazioni diverse per elaborarle in un nuovo contesto, e tutto grazie alla assoluta stupidità di internet, che si limita a spostare bit, ed al nuovo emergente layer semantico.

Ma siamo pronti per il Web 3.0?

Sociologo, Social Media Addicted e Senior Developer.
Si occupa di OpenSource, Innovazione, Gamification, User Experience, Social Media e Progettazione di Mobile Applications.

 

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